ore 17.01 :: umore: ^____^
BGM: Bluvertigo - Complicita'
Cos'e' la macchia umana?
Vi sono varie risposte.
E' la storia di un uomo spaventato che sceglie di isolarsi fin quando qualcun'altro non va a
scuoterlo dal suo isolamento con la sua ricerca disperata e coraggiosa dei propri ultimi sprazzi di vita.
E' la storia di un altro uomo che va dal primo e lo scuote, lo sveglia svelandogli di se stesso e
della sua esistenza all'insegna della schiavitu': quella del segreto con cui ha convissuto per tutta
la vita e quella in cui il proprio modo di pensare lo ha rinchiuso ("Coleman, tu ragioni come un
prigioniero", gli viene detto da giovane. E a distanza di anni l'asserto e' ancora tristemente valido).
Ma e' anche, globalmente,
un racconto su come il passato possa condizionare la vita futura delle persone,
di come dire: "E' passato, non conta piu'" non solo sia un ossimoro, ma soprattutto una ricca
balla
che ci si racconta ad arte per non affrontare le conseguenze dei propri gesti... di come, quando si
mente, arrivi poi il momento di fare i conti con quello che si e' detto...
Ed e' proprio su una menzogna che la vita di Coleman Silk si fonda, una notizia su se stesso omessa
che gli si ritorcera' contro, che lo vedra' messo all'indice o abbandonato da coloro che aveva
favorito col proprio lavoro, che gli portera' via la moglie e lo indurra' a rivolgersi ad uno
scrittore che porti su carta in maniera efficace la sua esperienza di vita...
Belle e anguste le musiche, efficace la fotografia in una pellicola in cui la luce e' spesso inesistente
cosi' come lo e' in coloro che la spengono dentro se stessi per abbandonare chi aveva fatto la loro
fortuna... il presente della storia e' poco distante da quello attuale, ma le musiche e le atmosfere
riportano spesso a decenni fa, come se la parabola decadente della menzogna di Coleman stesse
in agguato, pronta a colpirlo...
Il racconto non e' lineare, a voler rispettare i frequenti flashbacks e intermezzi che nella versione
cartacea portano a conoscenza lo spettatore/lettore delle vicende che hanno portato Sick ad essere
quello che e' mentre racconta all'amico Nathan Zuckerman di se stesso, e l'attesa per quello che si
immagina debba accadere da un momento all'altro diventa claustrofobica come lo era nell'opera originale,
mentre si assiste all'ennesimo tentativo da parte di Coleman di giustificare a se stesso le motivazioni
per cui Faunia stia con lui o di capire
come stare con lei senza farla sentire la sostituta
di un'altra, ben conscio che "Lei non è il mio primo amore, non è il mio grande amore... ma è il mio ultimo amore".
Probabilmente il film non e' chiarissimo nell'esposizione del motivo per cui Coleman non potrebbe
mai
aver utilizzato un'espressione razzista come quella che gli viene imputata (tra l'altro, adattata sorprendentemente
in maniera piuttosto efficace in versione italiana), io non sono riuscita a concentrarmi molto su quest'aspetto
per via della conoscenza del testo di Roth dal quale la sceneggiatura e' tratta... come spesso accade,
inserire in una pellicola tutti gli elementi di una storia complessa, e l'idea di chi scrive e' che
l'accento sia stato messo in qualche modo piu' sull'accentuazione di un rapporto difficile da digerire
("Ti capita con una tale forza che non puoi farci niente", dice Coleman a Nathan come "presentazione"
della novita' che gli sta presentando), tralasciando in parte cio' che era piu' complicato da trasporre...
e nonostante tutto, il risultato e' tutt'altro che disprezzabile, per merito di un cast di altissimo
livello che e' la motivazione piu' valida per dare una chance a questo film anche se si conosce e apprezza
gia' il complesso lavoro di Roth.
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