ore 23.57 :: umore: malinconico ma tranquillo
BGM: You will be my ain true love (Alison Krauss, Cold Mountain ost)
Ci sono giornate che incornicerei, per l'aura di tranquillita' che emana il loro ricordo.
Oggi e' stata una di quelle, in cui mi sento talmente bene con me stessa da riconoscere ogni critica
manipolativa e fregarmene, che faccio solo cose di cui mi importa...
Inman: "Io penso che stareste meglio a Charleston"
Ada: "Ma chi resterebbe ad aspettarvi?"
E' nell'attesa e nel non detto, nei piccoli momenti condivisi, nello scrutarsi da lontano,
nell'imbarazzo di stare assieme che sottende una certa paura di relazionarsi il rapporto
tra il silenzioso e schivo Inman e l'inesperta, affascinante Ada, da poco arrivata dalla citta'...
Un primo incontro che segna un destino, l'intenso pensiero dell'altro che si scontra con il timore
dell'altro, un unico, lungo bacio prima della partenza di lui per il fronte... pensieri
fissi che si sfiorano, l'incessante interrogarsi sull'altro ("Pensi a lui, a quell'Inman?" "Si'"
"Io ho perso tua madre dopo 22 mesi di matrimonio e sono bastati a riempire una vita..."/
"E' lei quel posto che mi manca, e la conosco appena..."), la fiducia in un ritorno nonostante tutto...
Attendevo
Ritorno a Cold Mountain
per vedere in scena due dei miei attori preferiti assieme, con una punta di timore per una possibile
storia stucchevole e tanta curiosita'... per Jude Law in un ruolo inedito per lui, per la sempre
adorata Nicole che non vedevo al cinema da
troppo...
E' nello sguardo espressivo e magnetico di Inman che mi sono persa piu' volte, nella forza della
sua resistenza al destino, nel dolore per quello che lui ha visto e che come piu' avanti dira'
teme l'abbia cambiato... nel parallelismo con Ada che resiste a Cold Mountain perche' ha deciso
dal primo momento che lo avrebbe atteso sempre, nel suo crescere come persona, nel suo acquisire
praticita' come aveva sempre desiderato grazie all'amicizia con Ruby, cui lei dona un po' del
suo sapere... nella compensazione che da' l'affetto reciproco...
Interpretazioni intense per grandi e piccoli ruoli, l'orrore di un conflitto in cui il sangue
non viene risparmiato, gli abusi di chi ha sempre aspirato al potere sono gli ingredienti per
una storia che non ha certo molto di nuovo nel concept, che in qualche frangente ha passaggi
quasi telefonati ma che non ha mancato di emozionarmi (ho versato una lacrima per il dialogo accanto
al fuoco, in cui finalmente il timore per le reciproche barriere personali viene esplicitato,
in cui Inman parla di come i ricordi dei piccoli gesti siano stati una chiave fondamentale per lui fin
da principio) e intristirmi (quei corvi... ç__ç)...
Non mi aspettavo niente di piu'. E sono soddisfatta.
(E ora l'unica nota a margine e' che non so se tifare Jude Law o Johnny Depp agli Oscar... ne'
a chi dare il mio voto personale - vedi diversi post in basso - perche' il signor Law ha dimostrato
di essere attore assolutamente completo, ma il signor Depp non e' da meno... averne sempre di
problemi del genere... :D)
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ore 3.47 :: umore: malinconico
"C'era una volta la piu' temibile
delle piratesse", una donna che i giochi di potere avevano reso priva del suo amore, e che per
vendicarsi decise di trasformarsi nel terrore dei mari dell'Impero Cinese..."
E' al confine tra fiaba e realta' l'
ultimo
lavoro di Ermanno Olmi, che attraverso una rappresentazione
teatrale (i cui prodromi, pero', sono ampiamente documentati) porta in scena una vicenda che parla
di temi universali come la vita, l'amore, la guerra come desiderio di vendetta e la risoluzione di
ogni dissidio e conflitto insita nel perdono... la tipologia di spettacolo messa in atto non da' spazio
al sangue ne' alla crudelta' degli eventi narrati, preferendo ad essi la liricita' della pantomima
e del non detto; eppure lo spettatore, una volta abituatosi al clima del palcoscenico (impresa
in verita' non semplicissima) vive su di se' i drammi dei personaggi...
Di forte impatto visivo sono le scene finali e la risoluzione della controversia, resta la perplessita'
verso alcune scelte iniziali (lo studente che capita al teatro-bordello, la presentazione della prima
piratessa...) che mi sono parse fini a se stesse, slegate dal resto della storia... mi piacerebbe
averne l'interpretazione da qualcuno che abbia dato una chance a questo film...
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ore 2.22 :: umore: malinconico
Era tempo che mi interrogavo
sull'opportunita' di noleggiare
L'appartamento
spagnolo, ma all'idea si opponeva il timore di ritrovarmi davanti una commediola banale che strizzasse
l'occhio ai teen movies made in USA, genere che spesso mi lascia addosso una fastidiosa sensazione di
tempo sprecato nella visione...
E cosi' rimandavo, rimandavo...
Poi, ultimamente il titolo e' venuto fuori in un thread su
Puremotion... come non accogliere il suggerimento di
Yaya, fresca di Erasmus e per di piu' spesso in sintonia col mio sentire?
Il pretesto che da' il via alla storia e' di imbarazzante semplicita': Xavier ha 25 anni, e' francese e,
a un passo dalla laurea in economia, va per un anno in Spagna, approfittando del progetto Erasmus...
il risultato della storia e' un racconto di formazione ed evoluzione personale in cui e' facile ritrovare
gli elementi della vita reale... eventi plausibili, nessun elemento abusato (nemmeno il sesso che caratterizzava
terribilmente il trailer diffuso in tv mesi fa...), nessuna falsa retorica o pretesa artistica o ideale
di amicizie che
devono durare per sempre...
E' stato davvero piacevole seguire Xavier per le strade di Barcellona, vivere con lui lo smarrimento
del nuovo arrivo e la consapevolezza che presto sarebbe diventato tutto familiare, gli imprevisti,
le nuove amicizie, le problematiche inedite che lo porteranno alle decisioni del finale del film...
il confronto tra le culture differenti e' affrontato in maniera briosa e non scontata, e alla fine
rimane la speranza che il confronto con quanto e' estraneo o/e diverso dalla propria cultura
e dal proprio modo di vivere possa essere seriamente di sprone all'apertura dei propri orizzonti...
che e' poi una delle tante idee in cui mi piace credere.
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