ore 7.47 :: umore: triste
In treno.
Per la prima volta in 4 anni, da quando seguo Nana, sono d'accordo con Junko.. Persino nella predica,
che arriva tardiva, sterile ma una volta tanto comprensibile ed esposta
in toni nemmeno troppo accesi (miracolo nel miracolo...)
Nonostante le parole, mostra forse le espressioni piu' preoccupate del volume, e una volta tanto
non riesco a darle addosso.
E' il primo mese che non verso neanche una lacrima, non saprei dire se sia perche' ho gia' dato
a suo tempo o per quale altro motivo... e' come se non volessero uscire.
E non e' solo per Hachi che le evoco... e' per le mille paranoie di
Nana, che non ha mai
avuto una vera amica alla quale rapportarsi e che non accetta l'umanita' del non riuscire istantaneamente
a rispettare le decisioni di chi le sta a cuore se non risultano in sintonia coi nostri desideri...
E' per lo shock subito da
Nobu, che vede il proprio rispetto e la propria correttezza calpestate
dalle due persone che ama di piu' e in due maniere diverse, entrambe mortalmente dolorose...
E per
Yasu, a cui e' richiesto ancora di mostrare il proprio sguardo forte e paterno come se
fosse l'unico che gli compete... ogni volta mi chiedo dove trovi tutta quella forza d'animo, probabilmente
se c'e' un personaggio irreale nel manga e' lui.

E' per
Ren, che rischia di perdere quanto piu' ama al mondo (musica esclusa )...
E' per
Shin che forse si sta innamorando di una persona gia' andata...
E' per
Layla che vede i propri sentimenti ignorati e calpestati da tempo immemore da una
persona che non merita tanta dedizione...
Sono mesi che immagino dentro di me la sua canzone che scorre sulle note composte da Ren, quel suo
inno ad un ideale di fiducia che e' alla base di ogni rapporto duraturo, e che lei meriterebbe seriamente
di provare con qualcuno che avesse rispetto per lei e che non la manipolasse per il proprio tornaconto
dimenticandosi che ha sentimenti forti...
E' proprio un uomo terribile Takumi.
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ore 1.24 :: umore: amaro
Post scritto il 16.03 su carta e pubblicato solo ora per indisponibilita' di pc e connessione...
Studiavo psicologia fisiologica quando ho avuto l'impulso incontrollato di fuggire dal dovere che ti
puoi permettere senza troppo rimorso quando sai che l'esame e' tra almeno 3 mesi... allungo la mano verso
il comodino, il romanzo che mi ritrovo tra le mani e' uno di quegli acquisti dettati dalla lettura della
presentazione sulla sovracoperta che ti rimane impressa nella memoria perche' ti evoca molto piu' di quanto
saresti disposto ad accettare... la promessa e' quella di un romanzo in cui uno dei due protagonisti
sperimenta diversi tipi di abbandono, il tema mi e' troppo dolorosamente vicino (potrebbe essere l'oggetto
della mia tesi per altro) per non stare a sbirciarlo in libreria per oltre un mese per poi finire con
il prenderlo, violando ancora l'auto-imposizione di non rimpinguare la pila di quanto attende di essere
letto...
E cosi'... eccomi ad aprirlo.
E' agile ma non ha un inizio di impatto, anche se mi colpisce beffardamente lo scoprire nel giro di
poche pagine che non solo si sta parlando di uno studente fuorisede, ma che viene da una citta' di
mare e sta in un posto dove del mare non c'e' nemmeno il ricordo... ha quasi la mia eta'... apprezza
gli occhi blu (non azzurri o celesti, proprio blu. Raro trovare chi specifichi quella che per me
non e' una banalita')... studia fisiologica. Lo dice cosi', senza la parola chiave davanti, ma
e' facile intuirla, anche perche' il romanzo e' ambientato a Padova e la' c'e' una importante
facolta' di psicologia.
Sono fuggita da quello spettro per ritrovarmelo beffardamente nel romanzo a lungo bramato...
ho sempre pensato che il delegato del Dai Mao alle casualita' abbia un certo senso discreto dell'umorismo... ^^
Abbandoni, accennavo.
Mi chiedo di che natura e intensita'... se saranno crescenti.
Una storia mai nata... poi il suo migliore amico che prende una decisione basilare per la propria
vita e inventa una scusa deficiente per giustificare la codardia nel non informarne la persona
a lui piu' vicina... Peggio, avrebbe desiderato che questa lo scoprisse a cose fatte.
Il senso di fastidio e' forte in me.
Quando ti capita un evento del genere sei cosi' spossato che non riesci neanche a sentire la
rabbia che una persona che ti coinvolge tanto emotivamente dovrebbe farti provare.
O forse il punto e' che sei cosi' deluso che la rabbia viene solo a mente fredda.
E dura troppo poco.
"E' cosi' difficile interrogare qualcuno, quasi un dolore.
Prima, quando gli avevo chiesto quando mi avrebbe informato della sua partenza, avevo creduto che
quella fosse l'unica domanda importante che dovevo sforzarmi di porre; che con essa si sarebbe
esaurita la parte che dovevo avere in quel dialogo.
Mi illudevo: dopo ogni domanda ce n'e' subito un'altra, e un'altra ancora da fare, indipendentemente
dalle risposte ottenute.
E ci vuole molto coraggio, perche' ogni domanda bisogna strapparsela di dosso come una zecca, che si
porta via brandelli di pelle."
(Marco Mancassola, il mondo senza di me)
Quando e' successo a me non c'e' stata nemmeno l'onesta' del vis-a-vis.
Come se 7 anni si annullassero solo volendolo.
Come se di colpo il rispetto (almeno per quanto era stato) fosse diventato un optional.
Quando ti viene negato anche il commiato e il dialogo, e' solo il vuoto che ti prende dentro,
e crea una stanza buia e fredda nel tuo cuore che rimarra' li' in ogni caso.
Perche' il passato puoi rimuoverlo, risignificarlo, imparare a conviverci... ma il dolore della
delusione ti marchia la pelle. Inesorabilmente.
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