29.01.2004 giovedi'

ore 4.57 :: umore: ?

Torno da casa a Caserta
, per qualche giorno ho avuto una full immersion di gente a casa, belle (e molto meno belle) facce viste, e un po' di studio di psicologia fisiologica (a furia di vedere sezioni del cervello da qualunque angolazione possibile comincia quasi a farmi meno schifo. E comincio persino a trovare argomenti interessanti!) con Achille, Pamela e Flavia.
Con la casa sempre piena di gente sto proprio bene.
La situazione mi e' congeniale.
E anche se sono sempre molto poco me stessa perche' continuo a sentirmi di fondo depressa e poco incline a credere in qualcuno ogni tanto apro un po' gli occhi e mi rendo conto che delle persone con cui posso sentirmi a mio agio ci sono, e ogni tanto l'idea mi consola.
Ma mi manca Roma e questo null'altro che il salire sull'agognato treno e riabbracciare chi mi manca potra' sanarlo.
Ma quando? ç________ç


In settimana ho scoperto un'altra bonta' culinaria che fara' felice la mia adorata kohai... Pu, te li ricordi i ciocchini al cocco che non troviamo dalla notte dei tempi che furono? Ebbene... ho scovato dei biscotti simili e, per me, addirittura piu' buoni ^___^
Sono della Bahlsen (come diamine si scrive?) e sono al cocco con goccie di cioccolato.
Confezione azzurra tendente al blu (Dai Mao :D)
Pure questi con la scritta "novita'" sopra.
Beccati a Caserta per caso.
Inutile dire che o li trovi o comunque te li porto perche' li DEVI provare.


Ieri e' stata la giornata del recupero dell'ultimo di Allen, regista che non vedevo da almeno un paio d'anni... tristemente, constato che non mi ha lasciato poi molto... carino, a tratti brillante, con una pessima concezione della psicoanalisi, mi ha insegnato, pero', che Christina Ricci sa essere antipaticissima e che Jason Biggs e' un attore (confesso un certo scetticismo verso coloro che vengono da film stile American Pie... e lui obiettivamente non mi pare abbia fatto molto altro...).
Insomma... vedibile, anche per via di una New York sempre notevolmente affascinante se vista dagli occhi di Allen... ma mi era piaciuto di piu' anni fa.

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ore 4.57 :: umore: ?

E' un bianco che spaventa quello di White Oleander, pellicola tratta dal romanzo d'esordio di Jane Finch
che narra la storia della crescita di Astrid, ragazzina di 12 anni allontanata dalla madre, un'artista fredda come il ghiaccio che ha rinnegato la vecchia se stessa di quando ha avuto la figlia per educarla come una propria copia ("non lasciare mai che un uomo rimanga per la notte" "noi siamo forti, delle vichinghe, non piangere!" "non dimenticare chi sei! Ricordati tutto, ogni insulto, ogni lacrima")... il rapporto tra le due e' apparentemente simbiotico, fin quando non vengono fuori momenti in cui la madre dimostra di dimenticare la figlia ogni volta che le fa comodo (per l'incontro coi genitori a scuola, che la madre salta dicendo: "Cosa possono dirmi di te che io non sappia gia'?", per andare a farsi scopare - con la figlia in macchina che la attende! - da un amante che la caccera' dopo qualche ora perche' aspetta un'altra), fino a compiere un gesto estremo senza considerarne le conseguenze ("non voglio essere redenta, io non rimpiango niente"), consistenti appunto nell'allontanamento fisico della figlia, che comincia a peregrinare di famiglia in famiglia, per 3 volte, finendo per scontrare il proprio bisogno di affetto con diverse tipologie di madre che in qualche modo cozzano tutte con quella a cui e' abituata, con quella donna che riesce a rimanere inquietantemente bella anche se sta in carcere, che non si fa piegare da nessuno ("la solitudine e' una condizione naturale, il meglio che puoi fare e' conoscere te stessa"), che la sprona a non legarsi a nessuna ("l'amore ti umilia. L'odio invece ti culla"), che le mette ogni volta i bastoni fra le ruote, anche quando, con Claire, che Astrid considerera' poi la sua scopritrice, la prima figura femminile a legarsi a lei volendola conoscere per quello che e', si sentira' finalmente amata...

E' il bianco che spaventa quello che rimane impresso di "White Oleander"... il colore di solito associato al candore rimane freddo sullo schermo, quasi a simboleggiare non solo lo smarrimento di Astrid vagante da uno stile di vita all'altro (con le madri che cercano sempre di vestirla come piace a loro) e sempre richiamata da colei che le ha dato la vita e che non vuole lasciargliela vivere, ma anche il restare in superficie della vicenda, che emoziona solo a tratti, che mostra la sofferenza piu' alla fine che nel frattempo, quasi fosse lo specchio stesso di Ingrid e della sua maschera di vita... onestamente, mi aspettavo un po' di piu'... i dialoghi sono incisivi e a tratti spaventosi, e le figure femminili portanti sono tutte splendidamente interpretate, ma mancano coesione di fondo, e, soprattutto, un'analisi piu' approfondita della psiche della protagonista, che e' narratrice della storia solo nel diretto inizio di essa.

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